| Città: | Aosta |
| Data di nascita: | 30 Novembre 1999 |
L’ORO DELLA “SPERANZA”
UN NUOVO TESORO AL MUSEO DI STORIA NATURALE
Mostra temporanea, prevista della durata di 4 mesi nella SALA XIII del MSNM. Inaugurazione prevista il sabato 19 dicembre 2009 alle ore 19.00.
Mostra basata sugli straordinari campioni di oro nativo di recente acquisizione da parte del MSNM. Tali campioni sono cinque, due dei quali sono stati oggetto di acquisto con i fondi della rendita Ronchetti e tre sono stati ottenuti tramite donazione da parte degli scopritori, rispettivamente i gemelli Lino e Mario Pallaoro, il sig. Federico Morelli e il sig. Maurizio Prati.
Specifiche dei principali esemplari in esposizione:
Il nome della Mostra, L’ORO DELLA “SPERANZA”, UN NUOVO TESORO AL MUSEO DI STORIA NATURALE, trae origine dal nome storico del filone aurifero (“Filone della Speranza”, per l’appunto) nel quale sono stati rinvenuti gli esemplari.
La Mostra sarà inoltre arricchita da:
La Mostra è collocata nella SALA XIII del MSNM, occupando otto vetrine scelte opportunamente in modo da sviluppare un idoneo percorso espositivo. Le vetrine non utilizzate verranno oscurate da appositi pannelli.
La Mostra è anche corredata da uno schermo piatto con lettore DVD allo scopo di permettere la visione di un filmato sulla scoperta dell’oro in val d’Ayas.
TITOLI E TESTI DEI PANNELLI ESPOSITIVI
VETRINA 1
UNA DONAZIONE DEDICATA A FLORINDO BITOSSI
“Florindo Bitossi per noi è stato, oltre che un amico, un maestro dell’arte estrattiva e una guida eccellente; rivelandoci alcuni dei mille segreti scoperti in decenni di appassionata attività ci ha insegnato a “leggere” le rocce e i filoni, portandoci a scoprire un tesoro che mai avremmo immaginato di trovare …..”.
I gemelli Mario e Lino Pallaoro, Federico Morelli e Maurizio Prati, gli scopritori del più grande ritrovamento di oro documentato nelle Alpi, hanno fortemente voluto che i campioni più rappresentativi del ritrovamento venissero conservati presso un Museo italiano. Per questo, dopo la cessione al Nostro Museo dei primi due esemplari, vi è stata la donazione degli altri tre spettacolari campioni.
VETRINA 2
L’ORO E LE NUOVE ACQUISIZIONI DEL MSNM
La più importante fase estrattiva delle miniere della rupe di Chamusira, situata circa 1chilometro ad est dell’abitato di Brusson, in Val d’Ayas (AO), risale al primo decennio del ‘900. Praticamente nulla di quanto trovato all’epoca nei celebri filoni auriferi Fénillaz e Speranza, i più ricchi mai rinvenuti nell’arco alpino, è stato conservato. Testimonianze orali tramandate dai minatori dell’epoca parlano di come l’oro qui si trovasse allo stato nativo, talvolta in masse straordinarie, del peso anche di alcuni chilogrammi.
Grazie ai fondi provenienti dal Lascito Ronchetti e a una sponsorizzazione CARIPLO, il Nostro Museo ha potuto acquisire i più straordinari campioni rinvenuti durante l’assiduo lavoro di ricerca effettuato nel filone della Speranza, prima della fine degli anni 1980, da alcuni appassionati in collaborazione con Florindo Bitossi.
I campioni qui esposti rappresentano una testimonianza da tramandare ai posteri, di inestimabile valore storico, minerario e scientifico.
VETRINA 3
IL NUOVO TESORO DEL MUSEO DI STORIA NATURALE
(nessun testo)
VETRINA 4
IL FILONE DELLA “SPERANZA”
Contrariamente a numerose altre miniere aurifere della val d’Ayas (AO), conosciute forse già dai Salassi e dai Romani, i ricchi filoni della rupe di Chamusira, rispettivamente Fénillaz e Speranza, venivano scoperti e coltivati rispettivamente dal 1900 e dal 1939.
L’attività mineraria più intensa venne condotta nel periodo 1903 – 1909 dalla società “The Evançon Gold Mining Company Limited”, con sede a Londra, costituita sotto l’auspicio di due finanzieri inglesi (I. Lewis ed E.H. Dunning) già proprietari di miniere d’oro in Sud Africa.
Un ulteriore periodo estrattivo, dal 1937 al 1949, con varie interruzione per problemi dovuti al conflitto bellico mondiale, venne effettuato dal Comm. Giuseppe Rivetti, di Torino. In questa fase vennero effettuati lavori soprattutto nel filone della Speranza.
L’ultima fase estrattiva iniziò nel 1973 da parte del concessionario Franco Filippa, in accordo con il sig. Florindo Bistossi, e durò fino alla fine degli anni 1980.
VETRINA 5
GIACIMENTOLOGIA E SCAVO DEI REPERTI
Nell’area interessata dai filoni auriferi della rocca di Chamusira affiorano le rocce metamorfiche alpine dette della “cupola di Arcesa-Brusson”, costituite prevalentemente da gneiss anfibolici. Tale mineralizzazione aurifera, contenuta in filoni di quarzo compatto che attraversano le rocce metamorfiche, a livello alpino rappresenta un’eccezione; infatti, tra i giacimenti auriferi che contornano il Monte Rosa, il giacimento della rocca di Chamusira è praticamente l’unico che presenta l’oro allo stato nativo (ossia non frammisto a solfuri di altri metalli).
L’eccezionale concentrazione d’oro rappresentata dai campioni oggetto di questa mostra è stata scoperta ispezionando alcune porzioni del filone “Speranza” con l’ausilio di un metal-detector. Una volta individuata la presenza di oro, con l’ausilio di attrezzature da miniera si è curato di staccare opportunamente le porzioni di filone contenenti il prezioso metallo.
VETRINA 6
PREPARAZIONE NEI NOSTRI LABORATORI
L’oro dei cinque campioni principale oggetto di questa mostra si presentava incluso nel quarzo compatto. E’ stato quindi necessario studiare un metodo per rimuovere selettivamente il quarzo, per evidenziare le masse d’oro senza però staccarle dalla matrice naturale. A causa della pericolosità dei prodotti chimici utilizzati, tutti i trattamenti sono stati effettuati sotto apposite cappe aspiranti in dotazione ai nostri laboratori.
Come prima cosa ogni campione è stato attentamente studiato con un micro-metal-detector che ha permesso di fare una mappatura della distribuzione interna del metallo. Di alcuni campioni, inoltre, sono state ottenute immagini con uno scanner ai raggi x in dotazione all’Aeroporto di Milano Linate. Proteggendo le porzioni quarzose da non disciogliere con un rivestimento di ciclododecano (un apposito idrocarburo, fornito dalla ditta Bresciani s.r.l.) si è quindi proceduto ad acidatura con una soluzione concentrata di acido fluoridrico. La fase di finitura dei campioni ha comportato la rimozione del ciclododecano e dei residui di acidatura con opportuni interventi chimici e meccanici.
VETRINA 7
L’ORO DI BRUSSON, SCHELETRI E CRISTALLI
L. Colomba, nel 1907, scriveva: “Quando nei punti ricchi si hanno dei piccoli vani nel quarzo, in essi generalmente l’oro è sotto forma di dendriti o di filamenti ad abito distintamente cristallino, spesso terminati da piccoli cristalli d’oro ben definiti e nitidi, che appariscono appesi alle estremità dei filamenti”.
Nei filoni auriferi di Brusson, l’oro si presenta generalmente incluso nel quarzo compatto sotto forma di “mosche” e/o masse cosiddette dendritiche. Tuttavia, dove le concentrazioni diventano più importanti, accade che l’oro assuma un aspetto cristallino tipico, con cristalli minuti generalmente con combinazioni di facce lucenti di cubo e di ottaedro, talvolta riuniti in modo da formare strutture geometriche di maggiori dimensioni, definite in mineralogia “aggregati scheletrici”, ossia cristalli incompleti nei quali prevalgono vuoti al posto delle facce.
VETRINA 8
L’ORO NEL PASSATO, NEL PRESENTE E NEL FUTURO
A causa del suo colore, della sua inalterabilità e della sua malleabilità che facilita la fabbricazione di magnifici oggetti, l’oro ha affascinato gli uomini fin dai tempi più antichi. Per la sua bellezza e la sua rarità l’oro ha sempre rappresentato il simbolo della ricchezza e del lusso.
Ai giorni nostri l’oro rappresenta un bene fondamentale nell’economia mondiale e una garanzia finanziaria per chi lo possiede.
Tuttavia forse pochi sanno che le proprietà dell’oro cambiano drammaticamente alla nanoscala. Nanoparticelle e nano spugne di oro hanno infatti importanti proprietà ottiche e catalitiche tanto da essere oggetto di studi avanzati biomedici e della scienza dei materiali. Ad esempio, si prevede che nanoparticelle di oro potranno essere impiegate nella distruzione fototermica dei tumori.