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Mercoledì 18 Novembre 2009 // Reggio Calabria

Scuola, docenti e precari a Reggio Calabria

MOZIONE AL SENATO

Argomenti conferenza stampa (16.11.09) Comitato Precari Scuola - Partito Democratico

 

 

 


150.000 PRECARI DELLA SCUOLA PUBBLICA PROTESTANO CONTRO IL PIU' GRANDE LICENZIAMENTO DI MASSA A CAUSA DELLA RIFORMA SCOLASTICA DEL GOVERNO BERLUSCONI CON I MINISTRI TREMONTI - BRUNETTA - GELMINI.

Il Comitato Precari Scuola della provincia Reggio Calabria http://cpsrc.wordpress.com/ si è costituito libero da appartenenze politiche e sindacali ma aperto al dialogo allo scopo di protestare e mantenere attiva la lotta contro l’assurdo progetto del governo Berlusconi, che avendo tagliato i fondi alla scuola (8 mld di euro) nel 2008, sta causando il più grande licenziamento di massa del personale precario scolastico docente e ATA, e il preannunciato smantellamento della scuola pubblica. La protesta dei docenti è condivisa da tutti i lavoratori precari della scuola d'Italia, che dopo molti anni di servizio si ritrovano in mezzo ad una strada senza neppure prospettive certe. Un atto delinquenziale  legalizzato da un'assurda riforma scolastica di improbabile riuscita e da decreti che rimandano alle regioni il problema dei precari.

La protesta dei precari contesta gli effetti devastanti del piano dei tagli, messo in atto dai ministri Tremonti e Gelmini  che contemplano 57.000 posti di personale scolastico in meno soltanto per l’anno 2009-10 che arriveranno a più di 150.000 entro i prossimi due anni. Tutto questo denuncia la totale assenza di un’idea di scuola come fondamentale ed irrinunciabile luogo di costruzione della democrazia, della cittadinanza, dell’integrazione, dell’inclusione sociale e culturale. Alle famiglie ed ai loro ragazzi verrà negato il diritto all’apprendimento quale mezzo di distinzione per l’ingresso nel mondo del lavoro.

I tagli alla scuola pubblica sono causati principalmente da:
• Introduzione del Maestro Unico ed eliminazione delle compresenze e del modulo.
• Accorpamento degli edifici scolastici con conseguente aumento del numero degli alunni per classe, che spesso giungono ad essere più di 30 violando le norme sulla sicurezza scolastica.
• Obbligo del completamento a 18 ore di lezione e conseguente eliminazione delle ore a disposizione. L’assegnazione delle classi non viene più fatta in base a criteri di coerenza disciplinare, ma con l’unico obiettivo di riempire il monte ore settimanale del docente.
• Aumento dell’orario di lavoro per il personale docente (straordinari imposti, con cattedre che a volte giungono a 24 ore, spesso accettate per incrementare uno stipendio tra i più bassi d’Europa!) e che di fatto potrebbero dare possibilità di supplenza ai precari che ne avrebbe necessità.
• Riduzione dell’orario di alcune materie (per esempio, due ore in meno di italiano alle medie, trasformata in una non meglio specificata ora di “approfondimento”).
• Tagli agli organici del personale docente, ATA e di sostegno!

La protesta condivisa dai precari della scuola e dagli studenti italiani:
• Dimissioni immediate del ministro Gelmini.
• Ritiro dei tagli alla scuola pubblica previsti dalle legge 133 e di tutti i provvedimenti con cui sono stati attuati.
• Ritiro della legge 169/08 (maestro unico)
• Ritiro del DDL Aprea.
• Ritiro del dl 134 / 25-09-09 nel quale non rientrano tutti i lavoratori della scuola e si regionalizzano i precari.
• Abolizione del tetto massimo di un insegnate ogni 2 alunni diversamente abili (l.244/07)
• Immissione in ruolo dei precari su tutti i posti vacanti.
• Diritto allo studio per tutti.

I tagli sono concentrati soprattutto nelle regioni meridionali. I precari della scuola di tutta Italia denunciano l’oscuramento mediatico da parte dei principali media di cui sono vittime da quando hanno iniziato la battaglia per la difesa della scuola pubblica e del loro posto di lavoro.

Le preoccupazioni di chi è rimasto senza lavoro all’età di 50 anni, allarmato dalla sciagura di non avere prospettive alternative perchè tagliato fuori da ogni contesto lavorativo. Il dramma dei lavoratori è solo agli inizi anche per chi da poco si è inserito nel mondo della scuola. Il destino dei precari è nelle mani della politica e a loro servirà una politica leale di supporto, senza veli, per poter contrastare questo dramma sociale. Un programma e una coscienza che possano proporre una "contro-riforma della scuola" e che conduca una causa continua contro la maggioranza in parlamento e sui mezzi di comunicazione. Per i precari, il meridione è una parte repressa del paese e non offrirà prospettive di lavoro alternative. Questa riforma scellerata sulla pelle dei lavoratori, che ripenserà il nuovo sapere (?), in futuro istruirà nuovi insegnanti con immediata immissione in ruolo, mentre per 150 mila precari non ci sarà stabilizzazione. Servirà pertanto una battaglia culturale forte a livelli alti da intraprendere immediatamente sui mezzi d'informazione locali e nazionale. La distruzione della scuola pubblica sarà anche di tipo sociale.

Di recente, merito di numerose cause contro la riforma si è dimostrata la vulnerabilità della Ministra Gelmini e dei suoi decreti, ma i precari nonostante si siamo rivolti alla giustizia si ritroveranno un emendamento dal governo che annullerà i loro ricorsi. Con atteggiamenti del genere da parte di questo governo, se i tribunali in Italia non avranno più poteri, i cittadini a chi si dovranno rivolgere ?
Queste le perplessità per i precari che contro questi tagli continueranno una battaglia aspra. La barriera da superare sarà l’ostruzionismo della maggioranza la quale neppure di fronte al più grande licenziamento di massa della storia intenderà fermarsi e l'oscuramento mediatico. Sulla questione precari purtroppo manca la comunicazione reale agli italiani che dovranno prendere coscienza di un grave atto delinquenziale contro la scuola e i suoi lavoratori. La politica e i mezzi d'informazione con i precari bisognerà fare resistenza contro questa “porcata” del governo Berlusconi, come sostiene l'on. Di Pietro, perché l’immaginario collettivo si è convinto che i precari sono una categoria di “fannulloni”, “vagabondi” e “spreconi” che rubano i soldi allo stato.


Dalla Legge 133/08 dell'ultima finanziaria fino al DL 134/09, infatti, il governo Berlusconi ha iniziato il previsto piano di tagli di risorse e, dunque, di posti di lavoro che cambierà completamente il volto del sistema scolastico, sferrando il colpo di grazia alla scuola pubblica. Per il triennio 2009/2012 sono previsti tagli per 7 miliardi e 832 milioni di euro per la scuola, mentre 1 miliardo e 441 milioni verranno sottratti all’università; verranno, inoltre, congelati i finanziamenti agli enti di ricerca, e ridotti quelli alle istituzioni artistiche e musicali. Il governo decide così di tagliare nel settore della conoscenza e della formazione, quel settore che, al contrario, sarebbe necessario potenziare con adeguati investimenti , perché di vitale importanza alla crescita e allo sviluppo economico del paese.

I tagli imposti alla scuola dal ministro Tremonti non solo costituiscono un gravissimo attacco al diritto al lavoro, in quanto determineranno una riduzione dell’organico di circa 87.000 docenti e 43.000 ATA, ma avranno altresì ripercussioni didattiche disastrose. L’introduzione del maestro unico nella scuola primaria, l’innalzamento del rapporto alunni/docente e la conseguente formazione di classi sempre più numerose, la riduzione dell’orario scolastico, la ridefinizione dei curricoli e la scomparsa delle sperimentazioni, la riduzione delle ore di sostegno per gli alunni diversamente abili, sono tutte scelte che incideranno negativamente sulla qualità didattica.

Per l’a.s. 2009/2010, i tagli ammontano a 42.500 docenti e 15.000 ATA. I primi a pagarne le conseguenze sono proprio i precari che, dopo anni di incarichi su cattedre vacanti, si ritroveranno senza lavoro. Se prima la prospettiva, seppur incerta, era l’assunzione in ruolo, adesso per molti precari l’unica prospettiva reale è la disoccupazione.

Il grosso dei tagli agli organici è concentrato nelle regioni meridionali. Il governo decide di sottrarre risorse, e quindi posti di lavoro, proprio al Mezzogiorno d’Italia, dove persiste il più alto tasso di dispersione scolastica, dove la scuola costituisce un punto di riferimento per i giovani e per le loro famiglie e, talvolta, l’unica alternativa alla strada, alla criminalità ed alla delinquenza. Il problema della scuola, dunque, non è soltanto un problema occupazionale, ma un vero e proprio problema sociale.

A nostro avviso, si tratta di un attacco senza precedenti al diritto al lavoro ed al diritto allo studio, sanciti dalla Costituzione.

Ogni parte d’Italia, si è mobilitato contro quello che, senza esagerazioni, possiamo definire un licenziamento di massa. Abbiamo messo in campo, sia a livello locale che a livello nazionale, tutte le iniziative che abbiamo ritenuto più efficaci per coinvolgere l’opinione pubblica, per sensibilizzare non solo i soggetti direttamente coinvolti nel mondo della scuola, ma anche la società civile stessa, perché riteniamo che la scuola sia patrimonio di tutti e che la sua difesa sia interesse comune. Ma, in questa battaglia, ci siamo dovuti scontrare contro il muro di silenzio dei media che, anziché sostenerla con un’adeguata informazione, hanno spesso colpevolmente taciuto la drammaticità della nostra situazione. Questo silenzio ha contribuito ad isolare la nostra mobilitazione, laddove, al contrario, c’era bisogno di estenderla al maggior numero di soggetti possibile.

In tutta Italia, per uscire da questo isolamento, i precari hanno dovuto mettere in atto le forme più eclatanti di protesta, dalle occupazioni dei provveditorati ai presìdi permanenti, dagli incatenamenti agli scioperi della fame. Siamo dovuti ricorrere a forme di mobilitazione ad alto impatto mediatico, per avere i riflettori puntati su di noi per qualche giorno. Ma, passati i momenti più “caldi”, è calato nuovamente il sipario sul precariato scolastico. Persino manifestazione nazionale dei precari del 3 ottobre a Roma, salvo rare eccezioni, è passata sotto silenzio ed è stata completamente oscurata proprio dalla manifestazione per la libertà d’informazione che si è tenuta nella stessa giornata. In quella occasione i precari hanno chiesto ed ottenuto di intervenire dal palco di Piazza del Popolo, per fare arrivare la loro voce alle migliaia di persone che erano lì per difendere un diritto fondamentale della nostra Costituzione come la libertà di stampa. Ma, la nostra presenza non era esente da critiche, anzi, abbiamo posto con forza la necessità che i mezzi d’informazione si occupassero del paese reale, quello delle lotte sociali e delle mobilitazioni dei lavoratori, non quello delle “escort” e dei festini.

Certo, non sono mancate interviste, foto, riprese, ma di tutto questo materiale ben poco è stato effettivamente mandato in onda dalle televisioni o pubblicato sui giornali. Se si è parlato di scuola, lo si è fatto per lo più facendo sentire una sola campana, quella del governo e del ministro dell’istruzione, che mistificano la realtà e presentano come provvidenziali provvedimenti che in realtà distruggono la scuola.

La scuola pubblica costituisce un pilastro insostituibile della nostra società e della nostra democrazia, e il pericolo di smantellamento del sistema pubblico di istruzione, formazione e ricerca è reale. Tale situazione esige un’informazione costante e puntuale, mentre finora è stata sporadica, parziale e, spesso, mistificata. Riteniamo che i mezzi di informazione, in primis il servizio pubblico, abbiano il dovere di raccontare la verità, e l’unico modo per farlo è dare voce ai diretti interessati: quelli indeboliti dai governi, i precari. Siamo gli unici a conoscere il problema in tutti i suoi aspetti, in quanto lo viviamo sulla nostra pelle ogni giorno, ma soprattutto per le competenze che ci sono proprie e che non appartengono neppure ai rappresentanti del governo e delle istituzioni.

Per questo motivo chiediamo servizi giornalistici più fedeli alla realtà, ma soprattutto di partecipare in prima persona a quei programmi di approfondimento politico, culturale e sociale che di rado si occupano di tematiche del lavoro e che, spesso, hanno dato voce ai protagonisti di alcune delle vertenze più significative del nostro paese. Anche i precari hanno diritto ad avere uno spazio per spiegare cosa sta accadendo nel mondo della scuola.


COMITATO PRECARI SCUOLA - REGGIO CALABRIA
http://cpsrc.wordpress.com/

 

 

 

Al Senatore della Repubblica
                                                                                   Dott. Luigi De Sena
 
Oggetto: Proposta
PARTITO DEMOCRATICO
AsIS   ASSOCIAZIONE INSEGNANTI DI SOSTEGNO
COMITATO PRECARI SCUOLA - REGGIO CALABRIA
sul D.L. 134/2009.

Ill.mo Senatore,
in riferimento a quanto in oggetto, il CPSRC (Comitato Precari della Scuola di Reggio Calabria) e l’AsIS (Associazione Insegnanti di Sostegno) di Reggio Calabria,
CHIEDONO
il Suo intervento, affinché costituisca monito di sensibilizzazione di fronte al desolante quadro dell’emergenza vissuta dal mondo dell’istruzione nazionale a causa dell’obsoleta strategia di politica da “subdolo risparmio” attuata dal trio interministeriale “Tremonti-Gelmini-Brunetta”, che ha perpetrato indiscriminati tagli agli organici del personale scolastico in ossequio al dominante sillogismo di “batter cassa sull’istruzione” al fine di prostrarsi di fronte all’ideale superiore del contenimento della spesa pubblica.
In relazione a tale drammatica situazione, le organizzazioni predette si sono appellate ai rappresentanti del Partito Democratico nella persona dell’Avv. Giuseppe Strangio, Segretario Provinciale del PD, proprio in virtù della sensibilità, disponibilità e del notevole senso di responsabilità dimostrate, sin dalla Sua elezione, in relazione a tematiche di forte impatto sociale come il dramma del precariato del comparto scuola.
Le richieste e proposte avanzate dalle organizzazioni suindicate sono relative al contrasto e all’impugnazione della “falce” abbattutasi sulla scuola, simbolo di una politica ad substantiam deprecabile che fagocita la qualità dell’offerta formativa e alimenta un corpus di disoccupati tra docenti e personale A.T.A., o melius, secondo le parole dell’Avv. Strangio “licenziati di Stato”, ossia un precariato dai risvolti laceranti e devastanti che assume tinte fosche, ignominiose e  ignobili con l’ultima sortita del D.L. n. 134 del 25 settembre 2009, alias “Decreto salva precari”.
La Camera dei deputati, in data 21 ottobre 2009, ha approvato il D.L. 134/2009 con una serie di emendamenti, licenziando il testo con 263 voti favorevoli della maggioranza, 196 contrari e 33 astenuti. I voti contrari sono quelli del Pd e dell’ Idv; mentre, l’Udc si è astenuta. Pertanto, il provvedimento de quo (che, in caso di mancata conversione in legge, decadrà il 24 novembre) sarà sottoposto al vaglio del Senato.
A tal punto, emerge la nostra comune riflessione e il nostro senso critico nei confronti del presente atto normativo che potrebbe cagionare la débâcle e lo smantellamento della scuola pubblica a favore di quella privata, dissimulando, attraverso il presunto riassorbimento assistenziale (“contratti di solidarietà”) delle dotazioni organiche del personale scolastico, l’effettivo attacco e la conseguente penalizzazione delle potenzialità, delle risorse e, soprattutto, del capitale umano dell’istruzione.
Alla luce di tali allarmanti riscontri e della possibilità rappresentata dalle modifiche apportate dalla Camera al D.L. 134/2009, il Comitato Precari della Scuola e l’Associazione Insegnanti di Sostegno di Reggio Calabria,
 
PROPONGONO
 
quanto segue:
1. considerato l’emendamento al D.L. 134/2009 (approvato alla Camera) relativo alla modifica dell’art. 4 della legge 3 maggio 1999, n. 124, alla stregua del quale, dopo il comma 14 è aggiunto il presente comma 14 bis «I contratti a tempo determinato stipulati per il conferimento delle supplenze previste dai commi 1, 2, 3 in quanto necessari per garantire la costante erogazione del sistema scolastico ed educativo, possono trasformarsi in rapporti di lavoro a tempo indeterminato solo nel caso di immissioni in ruolo, ai sensi delle disposizioni vigenti e sulla base delle graduatorie previste dalla presente legge e dall’art. 1, comma 605, lettera c, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 e successive modificazioni», è necessario rammentare che è stato disatteso il piano triennale di assunzioni per complessive 150.000 unità docenti e 20.000 ATA varato, nella passata legislatura, dal governo Prodi e previsto dallo stesso art. 1, comma 605, lettera c, della legge 27 dicembre 2006 n. 296 (legge finanziaria per il 2007) “al fine di dare adeguata soluzione al fenomeno del precariato storico e di evitarne la ricostituzione, di stabilizzare e rendere più funzionali gli assetti scolastici, di attivare azioni tese ad abbassare l’età media del personale”. A tal proposito, si sottolinea che il richiamo al citato articolo della legge finanziaria per il 2007 non è stato effettuato relativamente all’intera lettera c), la quale prevede, in primis, la definizione del suddetto piano triennale di assunzioni e, nel prosieguo, la trasformazione delle graduatorie permanenti (di cui all’articolo 1 del D.L. del 7 aprile 2004, n. 97, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 giugno 2004, n. 143) in graduatorie ad esaurimento. Conseguentemente, si richiede che, attesa l’approvazione anche al Senato della nuova formulazione del D.L. 134/2009 che riguarda il passaggio dei contratti a termine per supplenza a contratti a tempo indeterminato nel caso di immissioni in ruolo sulla base delle citate graduatorie ad esaurimento, sia rispettato il piano triennale di assunzioni predisposto dal Governo Prodi e presente nell’art. 1, comma 605, lettera c, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 richiamato dall’emendamento in questione;
2. contemplando la possibilità predetta di trasformare i contratti a tempo determinato stipulati per il conferimento delle supplenze e necessari per garantire la
costante erogazione del servizio scolastico ed educativo in contratti a tempo indeterminato nel caso di immissioni in ruolo, si richiede di riconoscere ex lege ai precari la maturazione dell’anzianità di servizio utile ai fini retributivi, ossia i corrispondenti scatti o incrementi stipendiali, giacchè, a seguito della sentenza della Corte di Giustizia delle Comunità Europee emanata il 13 settembre 2007 (Causa C-307/05), è stato confermato il principio del divieto di discriminazione dei lavoratori a tempo determinato rispetto ai lavoratori a tempo indeterminato contenuto
nella Direttiva n. 1999/70/CE, precisando che è illegittima «l’introduzione di una disparità di trattamento tra lavoratori a tempo determinato e lavoratori a tempo indeterminato, giustificata dalla mera circostanza che essa sia prevista da una disposizione legislativa o regolamentare di uno Stato membro ovvero da un contratto collettivo concluso tra i rappresentanti sindacali del personale e il datore di lavoro interessato»; inoltre, secondo diverse sentenze dei giudici ordinari in materia di diritti retributivi, al personale supplente spetta il riconoscimento del diritto alla ricostruzione di carriera; 3. osservato che il Documento di Programmazione Economico-Finanziaria per il quinquennio 2009-2013, in conformità alla logica imperante di contenimento della spesa pubblica e ai corollari messi in scena dalla legge 133 (legge di conversione del decreto Brunetta, D.L. 112/2008) e 169 (legge di conversione del decreto Gelmini, D.L. 137/2008) del 2008, ha delineato uno schema di risparmio finanziario di 7832 milioni di euro nel settore dell’istruzione tradottosi, solo nel corrente anno scolastico e  in forza della legge finanziaria per il 2009 (legge del 22 dicembre 2008, n. 203), nella riduzione di 42.103 posti per i docenti e di 15.167 posti per il personale A.T.A e nella disoccupazione di 26000 precari espropriati della possibilità di rinnovo contrattuale del loro impiego. Altresì, tale assetto predisposto dal MEF  produrrà: la decurtazione di ulteriori 45.236 unità per l’organico docente e di 29.334 unità per il personale A.T.A., profilandosi, in tal guisa, un futuro incerto ed instabile per circa 340.000 precari del comparto scuola attraverso l’aumento del numero di alunni per classe con il conseguente innalzamento del rapporto alunni/docente (incrementato di un punto percentuale da 8,9 a 9,9) in palese violazione di tutte le norme sulla sicurezza nelle classi sovraffollate con più di 25 alunni (L. n. 820 del 1971; D.M. 26.08.1992, n. 292; D. Lgs. 9/4/2008, n. 81); la soppressione delle cattedre, razionalizzazione e accorpamento delle classi di concorso in tutti gli ordini e gradi di istruzione e, in particolare, nella scuola primaria (vessata dall’arcaico bizantinismo di sorta del “maestro unico”che genererà un risparmio del 34,7%) e nella scuola secondaria di II grado (pronta ad essere “riformata” da un riduzione organica che si attesterà sul 29,5%); la devastazione dell’istruzione pubblica. In tal senso, si precisa che lo scopo del D.P.E.F. è quello di permettere al Parlamento, rappresentante della volontà popolare, di conoscere anticipatamente le linee di politica economica e finanziaria del Governo, il quale è politicamente vincolato a redigere il seguente bilancio annuale secondo i criteri scaturenti dal dibattito parlamentare, a sua volta, alimentato dalle istanze sociali e si evidenzia, ancora, che il D.P.E.F. non è una legge, pertanto, può essere modificato in funzione delle reali esigenze del tessuto sociale. Orbene, si richiede di procedere ad una modifica del D.P.E.F., eliminando le voci relative all’aumento degli alunni per classe, alla soppressione delle cattedre (considerando l’imminente proposito di riformare la scuola secondaria di II grado) e alla riduzione degli A.T.A. In aggiunta, si richiede di rispettare la volontà dei genitori interpellata dallo stesso MIUR sul tema del “maestro unico” nell’ordine di scuola primaria, dando seguito alle preferenze attestatesi al 90% relativamente alle 30 (didattica modulare, tempo prolungato) e 40 (tempo pieno) ore settimanali del tempo scuola. A comprova del predetto dato, si rende noto che nella seduta n. 196 del 2 luglio 2009 alla Camera è stata presentata un’interpellanza urgente, ad opera dell’on. Elio Vittorio Belcastro per “Misto-Movimento per l’autonomia”, il quale ha evidenziato la richiesta, da parte dei genitori di alunni frequentanti la scuola primaria nella provincia di Reggio Calabria, dell’istituzione di 135 nuove classi a tempo pieno; tuttavia l’Ufficio Scolastico Provinciale di Reggio Calabria, non per propria responsabilità, ha ampiamente disatteso, così come previsto dalla C.M. n. 4 del 15 gennaio 2009, arrecando un grave danno alle famiglie che non hanno potuto usufruire di un servizio previsto per legge. La predetta circostanza è addebitabile, secondo la denuncia dei genitori, ad una decisione dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria, che ha destinato, ad altre province calabresi, 110 docenti a discapito della provincia reggina (cfr. Decreto U.S.R. prot. N. 5682 del 15/04/2009);
inoltre, per la medesima motivazione, si sottolinea che anche nella scuola secondaria di II grado della provincia in questione si è assistito alla decurtazione dell’originaria dotazione organica da 2636 posti agli attuali 2519, nonostante l’aumento di oltre 500 alunni rispetto all’anno precedente e alla luce della considerazione che la maggior parte degli edifici ospitanti istituzioni scolastiche siano privati e adibiti ad uso scolastico, ma fatiscenti ed inefficienti sul piano logistico e strutturale in virtù della vulnerabilità del territorio reggino in relazione all’alto rischio sismico.
 
Conseguentemente, a quanto riferito, Le rinnoviamo la richiesta di promuovere le nostre istanze presso il Senato della Repubblica in virtù della discussione del D.L. 134/2009.
Certi di un Suo tempestivo riscontro, La ringraziamo per l’attenzione e la disponibilità accordataci e Le porgiamo i nostri più cordiali saluti.
 


Reggio Calabria, lì 10/11/2009

AsIS   ASSOCIAZIONE INSEGNANTI DI SOSTEGNO DI REGGIO CALABRIA
COMITATO PRECARI SCUOLA - REGGIO CALABRIA    
http://cpsrc.wordpress.com/

 


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MOZIONE
Il Senato, premesso che:
Il disegno di legge n. 1835, recante «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 134, recante disposizioni urgenti per garantire la continuità del servizio scolastico ed educativo per l'anno 2009-2010», nel testo approvato alla Camera dei Deputati, all’art. 1, comma 1, dispone che «i contratti a tempo determinato stipulati per il conferimento delle supplenze previste dai commi 1, 2, 3 in quanto necessari per garantire la costante erogazione del sistema scolastico ed educativo, possono trasformarsi in rapporti di lavoro a tempo indeterminato solo nel caso di immissioni in ruolo, ai sensi delle disposizioni vigenti e sulla base delle graduatorie previste dalla presente legge e dall’art. 1, comma 605, lettera c, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 e successive modificazioni».
- Il Piano triennale di assunzioni, per complessive 150.000 unità docenti e 20.000 ATA, varato nella passata legislatura proprio ai sensi del citato art. 1, comma 605, lettera c, della legge 27 dicembre 2006 n. 296 (legge finanziaria per il 2007), era teso ad offrire adeguata soluzione al fenomeno del precariato storico e ad evitarne la ricostituzione, di stabilizzare e rendere più funzionali gli assetti scolastici, di attivare azioni tese ad abbassare l’età media del personale. Ai sensi dell’art. 1, comma 605 in parola, si dispone infatti la trasformazione delle graduatorie permanenti (di cui all’articolo 1 del D.L. del 7 aprile 2004, n. 97, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 giugno 2004, n. 143) in graduatorie ad esaurimento;
- A seguito della decisione della Corte di Giustizia delle Comunità Europee, emanata il 13 settembre 2007 (Causa C-307/05), risulta confermato il principio del divieto di discriminazione dei lavoratori a tempo determinato rispetto ai lavoratori a tempo indeterminato contenuto nella Direttiva n. 1999/70/CE, con la specifica previsione deve intendersi come illegittima «l’introduzione di una disparità di trattamento tra lavoratori a tempo determinato e lavoratori a tempo indeterminato, giustificata dalla mera circostanza che essa sia prevista da una disposizione legislativa o regolamentare di uno Stato membro ovvero da un contratto collettivo concluso tra i rappresentanti sindacali del personale e il datore di lavoro interessato». Numerose decisioni dell’Autorità giurisdizionale ordinaria italiana in materia di diritti retributivi, statuiscono la regola secondo cui al personale supplente spetta il riconoscimento del diritto alla ricostruzione di carriera;
- Infine, il Documento di Programmazione Economico-Finanziaria per il quinquennio 2009-2013, ha delineato uno schema di risparmio finanziario di 7.832 milioni di euro nel settore dell’istruzione tradottosi, solo nel corrente anno scolastico e  in forza della legge finanziaria per il 2009 (legge del 22 dicembre 2008, n. 203), nella riduzione di 42.103 posti per i docenti e di 15.167 posti per il personale A.T.A e nella disoccupazione di 26000 precari privati della possibilità di rinnovo contrattuale. Tale assetto produrrà, inoltre, la  decurtazione di ulteriori 45.236 unità per l’organico docente e di 29.334 unità per il personale A.T.A., profilandosi, in tal guisa, un futuro incerto per circa 340.000 precari del comparto scuola. Tutto questo comporterà inevitabilmente l’aumento del numero di alunni per classe con il conseguente innalzamento del rapporto alunni/docente (incrementato di un punto percentuale da 8,9 a 9,9) in palese violazione delle norme sulla sicurezza nelle classi con più di 25 alunni (L. n. 820 del 1971; D.M. 26.08.1992, n. 292; D. Lgs. 9/4/2008, n. 81), la soppressione delle cattedre, la razionalizzazione e accorpamento delle classi di concorso in tutti gli ordini e gradi di istruzione e, in particolare, nella scuola primaria e nella scuola secondaria di II grado.
Per quanto posto e premesso,  si impegna il Governo:
1) al rispetto del Piano triennale di assunzioni di cui all’art. 1, comma 605, lettera c, della legge 27 dicembre 2006, n. 296;
2) a prevedere il riconoscimento ai precari della maturazione dell’anzianità di servizio utile ai fini retributivi e dei corrispondenti scatti e/o incrementi stipendiali;
3) a contenere l’aumento del numero degli alunni per classe, la soppressione di cattedre e/o la riduzione del personale A.T.A..

 

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